Fra le buie celle che Tarabotti odiava e l’esterno a cui non avrebbe mai potuto arrivare c’era un tramite, un luogo neutro in cui poteva incontrare parenti e amiche e con un permesso speciale anche gli amici. E se poi gli amici erano come Gio Francesco Loredan, ecco che Arcangela poteva anche leggere libri assolutamente proibiti, come Machiavelli, Ferrante e “colleghi di scrittura” anche se lei si dichiarava “simia degli scrittori”.
Archivio per Giugno 2008
Vita quotidiana nel parlatorio
Giugno 15, 2008Libri e immagini
Giugno 15, 2008
Arcangela Tarabotti
L’Inferno Monacale
a cura di Francesca Medioli
Edizioni Rosenberg e Sellier, 1990
La Signora non scherzava.
Manoscritto, girò di mano in mano, dai letterati, poeti,intellettuali liberi pensatori dell’Accademia degli Incogniti pare fino in Francia, nella biblioteca del Cardinale Mazarino. Non riuscì mai a pubblicarlo e si capisce perché, già dalla dedica.
dedicato alla Serenissima Republica Veneta,
“….Serenissima Regina……Ben si conviene in dono la Tirannia Paterna a quella Rep nella quale, più frequentemente che in altra si sia parte del mondo, viene abusato di monacar le figliole sforzatamente. Non merita d’esser presentata ad altri principi per non apportar loro scandoli eccessivi…
Vi dedico dunque e consacro questo mio primo parto come capriccio d’inteleto femminile….
Mi protesto che i miei detti non sono intenzionati a biasimar la religione….
Non vo’ mendicar scuse e colori per insinuarvi la mia sincerità: che ad ogni modo non resta che perdere a chi ha perduto la libertà”
libri e immagini
Giugno 15, 2008Arcangela Tarabotti
Lettere familiari e di complimento
Ediz critica a cura di
Lynn Lara Westwater e
Meredith Kennedy Ray
Edizioni Rosenberg e Sellier
La vera vocazione di Arcangela Tarabotti (al secolo Elena Cassandra) non era religiosa, ma letteraria. Autodidatta, impiegò i suoi talenti per rilevare i motivi politici ed economici alla base della monacazione forzata, presa di mira nel contesto più ampio dell’oppressione delle donne, per difendere le donne denunciando le altre ingiustizie perpetrate a loro danno dagli uomini.
Per dirlo in breve, fu una delle molte monache coatte nella Venezia seicentesca e visse il monastero come un carcere e un “inferno de’ viventi” (vedi la lettera 172, a pag. 227, indirizzata “All’illustrissimo ed eccellentissimo signor Giovanni Francesco Loredano)