Fra le buie celle che Tarabotti odiava e l’esterno a cui non avrebbe mai potuto arrivare c’era un tramite, un luogo neutro in cui poteva incontrare parenti e amiche e con un permesso speciale anche gli amici. E se poi gli amici erano come Gio Francesco Loredan, ecco che Arcangela poteva anche leggere libri assolutamente proibiti, come Machiavelli, Ferrante e “colleghi di scrittura” anche se lei si dichiarava “simia degli scrittori”.
Il parlatorio stava diventando quel luogo mitico e vagheggiato della cultura e delle relazioni sociali, che poteva gareggiare con i salotti, anche francesi e dove infatti gli ambasciatori d’oltrealpe facevano a gare a seguire le loro mogli, dame di qualità e le loro figliolette, magari “pute a spese” (collegiali, si direbbe oggi) nel convento stesso.
Dunque c’era la grata, intera e senza porte, almeno stando ai regolamenti sempre reiterati, dalla parte del convento stavano e monache, opportunamente velate, dalla parte del mondo stavano visitatrici e visitatori. Ma la cosa non finiva lì, dietro la grata stavano anche le uditrici, cioè le monache incaricate di ascoltare quello che veniva detto e riferire alla badessa, mentre fuori c’erano le guardie, i birri a mantenere l’ordine, e magari anche qualche venditrice di caffè o di bevande, insomma nel parlatorio entrava e usciva un sacco di gente. Così Tarabotti potè conoscere letterati, poeti, filosofi, ambasciatori, dame importanti, e tessere le relazioni che la fecero conoscere al pubblico e le permisero di pubblicare almeno sei opere di grande successo e forse di più di cui abbiamo notizia, ma non copie.
Ma non solo: le monache erano mantenute dal convento, ma ovviamente non avevano denaro proprio, anzi erano sempre alla ricerca di qualche piccola fonte di guadagno anche personale, per comprare qualcosina che seriva o piaceva. Per esempio il merletto finissimo e quasi trasparente che usciva dalle loro mani per andare ad ornare le scollature e i polsi delle dame e anche dei cavalieri, aveva un prezzo piuttosto alto e le contrattazioni si facevano nel parlatorio, così come si combinavano matrimoni, dopo discussioni interminabili sulle caratteristiche degli sposi e sui loro beni
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