Nel Seicento a Venezia (e non solo) il patrimonio delle famiglie nobili si trasmetteva al primogenito, non era suddiviso fra tutti i figlie e le figlie. Come potevano mantenersi gli altri figli? e mantenersi in un rango tale da non far sfigurare la famiglia? I maschi avevano qualche possibilità di scelta: la carriera militare, la carriera ecclesiastica, mettersi al servizio del primogenito, arricchirsi per conto proprio. Le femmine non avevano alcuna scelta, non esisteva carriera per loro e certo nessun mestiere, solo il matrimonio.
Molto spesso succedeva che qualche figlia fosse costretta a farsi monaca, anzi la monacazione era il destino più o meno obbligato di tutte le figlie “di famiglia” che non potevano avere una dote per maritarsi.
Chi governava Venezia aveva un occhio anche sui conventi e legiferava in questo senso: per esempio era stabilito per legge l’ammontare della dote per monacare una fanciulla. Il convento non poteva chiedere di più, si trattava di un problema di ordine sociale.
“Quelle che vivono in Monastero come in un deposito son in numero tale che se fossero libere sarebbe sovvertito l’ordine di tutta la città” constatava il Magistrato addetto ai conventi.
L’ammontare della dote da versare al convento non poteva per legge superare i 1200 ducati , mentre la dote per sposarsi si aggirava intorno ai 15.00 ducati, a seconda delle famiglie. La ragazza alla monacazione definitiva firmava un atto notarile di rinuncia ai beni di famiglia.
La Chiesa aveva invece più attenzione e interesse a che le monacazioni fossero il più convinte possibili e non avrebbe disdegnato dote più alta. Il convento spesso si rifaceva con le spese per le varie cerimonie, vestizione, consacrazione, ecc.
C’era dunque un contrasto, che spesso si evidenziava, per esempio a proposito delle condizioni di vita.
Il Governo veneziano cercava di rendere il più piacevole possibile il soggiorno nei conventi, dando per scontato che le giovani non vi entravano di propria volontà e tuttavia dovevano restarci, quindi entro i limiti della buona morale, si mitigavano le asprezze della regola: nel vestire, nel mangiare, nell’abitare, nel gestire i rapporti con l’esterno.
La Chiesa invece tentava continuamente di ricondurre a regole più austere e più severe
Ma questo era il più lieve dei contrasti fra Rapubblica di Venezia e Papato.
Tag: questione sociale, Tarabotti