è un manoscritto che non venne mai pubblicato, ma fu molto letto e andò anche in Francia.
Dedicato alla Serenissima Republica Veneta,
“….Serenissima Regina……Ben si conviene in dono la Tirannia Paterna a quella Rep nella quale, più frequentemente che in altra si sia parte del mondo, viene abusato di monacar le figliole sforzatamente. Non merita d’esser presentata ad altri principi per non apportar loro scandoli eccessivi…
Vi dedico dunque e consacro questo mio primo parto come capriccio d’inteleto femminile….
Mi protesto che i miei detti non sono intenzionati a biasimar la religione….
Non vo’ mendicar scuse e colori per insinuarvi la mia sincerità: che ad ogni modo non resta che perdere a chi ha perduto la libertà”
dedicato anche
“A quei padri e parenti che forzano le figlie a monacarsi. – In gratia, non mi burlate se io, con penna di candida colomba, quasi funesto corvo v’auguro nel vostro Inferno i precipiti etterni….io vi predico i fulmini del suo sdegno…….io non ho humore di Sibilla né voglio che mi stimiate pazza: accettate quello che è già vostro, non havendo altri architetti l’Inferno Monacale che il Diavolo e le vostre tiranie”
Libro primo – Libro secondo
Con le pute destinate al chiostro le vecchie monache esercitavano tutte le lusinghe presentando la vita claustrale come un Paradiso, facendo loro credere che fuori non si trovava la felicità, addirittura mettendo sugli alberi confetti e frutti per le più piccine e facendo loro credere che in convento quei frutti erano normali. Così le persuadevano che nei conventi c’è dolcezza e soavità, mentre “in essi non è abbondanza d’altro che di spine di tribulazioni et infelicità”. Prospettavano poi anche il miraggio corruttore di una “gran libertà” e di ” allettamento di gioco, disoblighi da lavori, lautezza di cibi”
“era troppo tenara l’età per penetra le astuzia…..il tempo e la pratica son quelle che rendono sagacci le più pure menti”
E perché le monache, di solito parenti delle bimbe, facevano tutto ciò?
Per abitudine, in parte dietro compenso pecuniario, e anche per vantaggio del convento.
Invece di prospettare i doveri e le virtù inerenti la vita claustrale, le vecchie ingannavano e corrompevano le giovani .
E allettavano anche la superbia e l’orgoglio: a nessuno sarebbe stato permesso di dire una parola contro le protette
Poi “le scellerate tirano la rete de’ lor tradimenti….
Giunta vicino a questo estremo punto
Quando le vestizioni erano compiute, grandi baruffe scoppiavano fra i padri che avevano promesso ricompense e le zie monache: “rassembrano due cani arrabbiati che combattono al cibo”
Alcune fanciulle”non ancora generate” per “l’esecrabile crudeltà paterna” “erano destinate al chiostro” e “non sì tosto nate, odono intonarsi all’orecchio il nome di monaca anche prima che lo sappiano proferire”.
Tuttavia Elena Cassandra una volta diventata monaca, non si lasciò trascinare in scelte dissolute, perché cercò dentro di sé e “la sincerità dei miei sensi sia quella che mi difenda da quelle cupe voragini ….che tentaron di assorbere in sé l’onor mio”
Il convento è come la balena che ingoiò Giona, solo che non vomita mai le sue vittime
Oppure un teatro di istrioni
o un ospedale di pazzi dove tutti i vizi capitali sono praticati all’eccesso. Superbia, avarizia, gola, ipocrisia, calunnia. E poi le curiose, le stolte che parlano come Sibille, tanto che se viene eletta una abbadessa degna della carica, spesso esita ad accettare, o addirittura si sottrae all’incarico. E quelle non degne invece accettano e accettano tutti i ricatti per essere rielette. Riservano la severità alle proprie avversarie o comunque a quella che non sono dalla sua parte, concedendo invece alle proprie sostenitrici ogni libertà, fin o ad esporle a compromettere il proprio onore.
Nessuno di contemporanei protestò contro l’esposizione di tutte queste turpitudini, in che testimonia della loro sostanziale verità
La Tirannia Paterna
che poi divenne La Semplicità Ingannata e
dopo vari tentativi, anche in Francia, tramite amicizie
fu pubblicata nel postuma nel 1654 sotto lo pseudonimo Galerana Baratotti e messo all’indice nel 1661
come i padri inducono le figlie a farsi monache:
vengono descritte minutamente le lusinghe, le pressioni quasi non dette, le minacce, le complicità di altri parenti, i fratelli, le zie, perfino i servi.
I padri si comportano come “ruffiani” che convincevano le bambine con larghe e liberali, ma mentite e fraudolente promesse . dipingevano con brutti colori la vita nel “mondo”, i pericoli, i rischi, i dolori. “La lingua mentitrice e adulatrice pronuntia un amore sviscerato, ma la verità è che poi non si raccordano delle monache se non, come si suol dire, a punti di luna” (ben di rado)
Vezzi , carezze, smancerie, Lei ricorda con orrore, ” sotto la faacidezza nasscondete le serpentine code della mala intenzione e le sozze deformità del cuoreccia mentita di pl “
Lei è ben consapevole che dietro ai babbi ruffiani c’è la Ragion di Stato: sapeva che “il numero grande delle figliole” pregiudicava al pubblico interesse perché “se si maritassero tutte, troppo accrescerebbe le Nobiltà e si impoverirebbero le case con lo sborso di tante doti.”
Non a caso dedica il libro alla “Serenissima Republica Veneta” per denunciare il grande abuso
del Senato che intende provvedre alla stabilità dello stato “con incarcerar le figliole” e dichiara di non temere le carceri perché è già carcerata.
Anche i sacerdoti sono complici: o troppo ingenui, o negligenti nel verificare le ragioni della monacazione, o addirittura complici con i babbi
“cose da far instupidire di orrore la stessa insensibilità”
“Uan rete inestricabile viene ordita loro dalla malitia humana, più tenace e difficile a districarsi che non fu quellas di Vulcano” tanto che alla fine le monache, per evitarfe il suicidio, si costruivano una filosofia mondana fatta di vanità, di superficialità, acquiscenza ai più stupidi o bassi difetti, avarizia, avidità, calunnia, eppure condita di furbizia, fino a diventare come coloro che le hanno influenzate e ingannate e chiudere il cerchio ingannando loro stesse altre infelici.
Paradiso Monacale
prima opera che riuscì a pubblicare nel 1643
inizialmente lodato da molti letterai, fu poi denigrato quando comparve l’Antisatira
qualcuno l’accusò di non essere lei l’autrice, specie per alcuni errori (che invece erano di stampa) e per la diversità di stile e di argomento con l’Antisatira.
Già nella Tirannia lei aveva parlato di quelle che invece erano monache per vocazione. Quelle che “sentono accendersi l’anima di santo furore ed affetto verso la Religione…”
Su di loro scrive questo testo forse anche per esaurirsi della vena autobiografica, o comunque per un superamento, e nello stesso tempo immagina una trilogia
Inferno Monacale – manoscritto
Il Purgatorio delle malmaritate – perduto
Il Paradiso Monacale – edito
In più vede l’occasione di mostrare “come dovrebbe essere ” la realtà dei conventi. Quindi ancora non solo lamentela, ma impegno civile.
Precede il Soliloquio di un’anima a Dio, in cui confessa i propri difetti
al libro si rimproverano
astratta idealizzazione della vita monastica
falsità stilistica del dramma mistico
Antisatira di A.T.
opera sollecitata in risposta alla Satira di Buoninsegni sia da Aprosio, sia da Loredano, sia da Pighetti.
Dedicata a Vittoria della Rovere granduchessa di Toscana
1644
Nelle lettere dice di averla scritta su comando di molte nobilissime dame… lettera 33 pag 90
in difesa delle donne, ma non formale o per partecipare ad una dotta disputa
Già Lucrezia marinelli aveva scritto in difesa delle donne contro accuse misogine di vari scrittori, portando esempi di donne buone ed esempi di uomini molto cattivi
Tarabotti non esita a usare un linguaggio crudo e a passare anche al campo politico ed ecclesiatico, cercando le responsabilità. Lei ha vera passione per la scrittura e sa toccare i punti nevralgici: risultato è una gran vivacità che indubbiamente ha anche un effetto letterario. La donna è migliore dell’uomo ed Eva ne è la prova,e la sua inferiorità è solo il risultato della prevaricazione e della violenza.
Problema della cultura – le donne devo studiare come gli uomini
problema dell’adulterio – anche in questo parità
Lettere familiari e di complimento
Estremamente interessante, ci dà un quadro della società veneziana del tempo e della vita quotidiana delle monache e di Arcangela.
Che le donne siano della specie degli uomini
pubblicata nel 1651 dopo le lettere sotto Galerana Barcitotti
composta per rispondere ad un trattato misogino che negava l’esitenza dell’anima nelle donne
“Che le donne non siano della specie degli uomini – discorso piacevole tradotto da Orazio Plato romano
OPERE CHE NON CI SONO PERVENUTE
La contemplazione dell’anima amante
La vias lastricata per andare al cielo
Luce monacale