parlatorii come salotti

By aggregazioni

Il parlatorio era diviso in due da una grata di ferro, da una parte stavano le monache, dall’altra i visitatori, ma questo non impediva la vista reciproca, la conversazione e lo scambio di oggetti, cibi e bevande. In teoria le monache assistevano, in pratica erano protagoniste.

A Venezia, verso l’inizio del ‘600, le visite erano permesse tutti i giorni dalle nove all’ora di pranzo e dal vespero a un’ora avanti notte. A metà ‘600 era proibito agli uomini il pomeriggio e nei giorni festivi, ma successive reprimende mostrano che gli uomini ci andavano, magari ad accompagnare le donne, e stavano in cortile o alle porte.
Diverse erano le dimensioni, l’eleganza di arredi, la luminosità, comunque luogo di incontro fra uomini e donne, con corteggiamenti, talvolta organizzati dalle monache, per esempio per favorire i matrimoni. Erano luoghi di conversazione e anche di pettegolezzi infiniti, le monache erano informatissime sulle vicende personali dei frequentatori e dei personaggi importanti, nobili e dame erano considerati come oggi noi consideriamo i vip.
Le grate erano di moda: per esempio, i foggiani, elegantoni e raffinate signore che dettavano la moda, c’andavano abitualmente.
Nelle cerimonie matrimoniali erano previste diverse visite ai parlatori – e quindi c’era occasione di espansività e discorsi non proprio castigati.
i Monachini (corteggiatori delle monache) erano poeti, intellettuali, giovani signori che acccedevano al parlatorio con scuse come la cultura o la devozione, per parlare alle monache di sentimenti e emozioni.
C’erano dei rituali e delle figura d’obbligo: – le serventi/mezzane, pagate sia dalle monache che dai giovanotti, che offrivano al di là della grata, dolci e rinfreschi e le ascoltatrici/spie , appositamente e apertamente delegate dalla badessa ad ascoltare e riferire quanto veniva detto.

C’erano anche “birri” per garantire l’ordine.
Alle grate con Arcangela andavano anche molti intellettuali per scambiare riflessioni, consigli e novità, per stabilire accordi di lettura e pubblicazione.
E poi c’erano i Concerti . Non erano frequenti, ma proprio per questo diventavano memorabili.
Arcangela amava la musica, le rasserenava l’animo e glielo sconvolgeva. Ci sono lettere in cui descrive l’effetto celestiale della musica non solo su di sé, ma anche sulle altre monache.

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