Possibile? Manzoni un precursore della comunicazione di massa?
I Promessi Sposi un romanzo per comunicare e informare?
La “riscacquatura in Arno”: programmazione letteraria, scelta politica a favore dell’unità e di Roma capitale e slogan editoriale?
Ebbene sì! Ci sono i documenti.
Sia nell’opera, sia nelle lettere troviamo parecchi riferimenti alla volontà di Manzoni di FORMARE LA LINGUA ITALIANA IN MODO CHE SIA COMPRESA E USATA DA TUTTI GLI ITALIANI.
In alcune lettere c’è addirittura il suo programma editoriale, in tutti i particolari.
Il successo di vendita della prima edizione del 1827 viene interpretato da Manzoni come un consenso al suo programma letterario, perché nel romanzo lui ha posto delle domande al lettore, più o meno esplicite e interpreta come risposte le vendite e i commenti favorevoli.
Si rivolge a ciascuno, ma intende anche costruire consapevolezza nell’insieme dei suoi lettori, attraverso le illustrazioni, base essenziale dell’edizione del 1840, la famosa quarantana risciacquata.
E la scelta della lingua toscana interroga i lettori sulle vicende anche politiche, spingendoli verso il consenso all’unificazione, verso Firenze capitale provvisoria in attesa di Roma capitale.
Nel romanzo, fin dall’introduzione lui fa capire che si rivolge a lettori seri , che vogliono ricavare profitto dalla lettura, un arricchimento della conoscenza della realtà, e al tempo stesso dalle loro aspettative si definisce il taglio dell’autore, non demiurgo, ma linguista, psicologo, storico, una funzione al servizio del lettore.
Se poi da questo impegno e dal relativo consenso viene all’autore un profitto economico, Manzoni non lo disprezza, ritiene di meritarlo e che male c’è a unire il giusto e l’utile?
Nella lettere troviamo espressa conferma della sua intenzione.
Del resto, già osservando le sue lettere giovanili, si nota l’attenzione di Manzoni per la parte “pratica” del suo scrivere. Come pubblicare, come far conoscere la sua opera, il rapporto con i lettori, gli effetti dei suoi scritti, sono problemi già presenti nella sua prima attività di poeta.
Oggi siamo consapevoli che un libro, un romanzo, un’opera letteraria, può essere osservato e giudicato come un mezzo di diffusione di fatti più o meno inventati, convinzioni o dubbi, ipotesi e soluzioni, stili di vita e precetti morali, domande e risposte teoriche e pratiche, idee, concetti, insomma di informazione e al tempo stesso come prodotto di parecchie professionalità, di un’industria più o meno efficiente, di scambi economici e di scambi umani, insomma di comunicazione.
Questa chiave di lettura apre interessanti prospettive:
il problema del “vero” e della “verosimiglianza” assume in Manzoni le problematiche del “messaggio”.
“Sentire e meditare”, questo il suo impegno e in particolare per quanto riguarda la distanza fra lingua letteraria e lingua scritta e l’impossibilità del vasto pubblico di accedere alla lingua. Per lui impulso e desiderio di scrivere coincidono con un imperativo morale: far rinascere l’italiano dalla morte generata dalle divisioni territoriali e dall’ignoranza-pigrizia dei letterati, vedi lettera a Fauriel
E una volta ottenuto il successo di pubblico, con la prima edizione dell’estate 1827 esaurita a furor di popolo e proseguita con ben 10 ristampe e alcune traduzioni, l’autore decide subito di farne un’altra con sostanzile revisione della lingua, vedi il viaggio a Firenze, in contemporanea. Lui così schivo e propenso alla vita ritirata della tenuta di Brusuglio.
Dalla corrispondenza della figlia Giulietta emergono le difficoltà editoriali, e la consapevolezza dell’autore. Esiste infatti molto forte il problema della contraffazione, non è garantito il diritto d’autore e la frammentazione in piccoli Stati rende il mercato letterario italiano assai difficile da gestire.
La vicenda più interessante è quella della edizione illustrata, che costò a Manzoni assai cara in termini di tempo, di impegno e di soldi. Ma gli diede anche la notorietà e l’affetto del pubblico, oltreché la fama e la stima del mondo culturale (e non solo).
Quando lui parla di settantun lenzuoli da riscacquare in Arno, intende i grandi fogli a stampa che poi vengono piegati e tagliati a formare i volumi, dunque un esplicito riferimento all’aspetto tecnico, alla pratica editoriale, forse vuole evitare la pomposità, forse non sa come definire la propria opera, ricorre all’ironia, certo si mostra ben poco liricheggiante. Tant’è vero che i critici estetizzanti parlano di risciacquatura, forse un po’ a malincuore, esaltando la modestia, ma trascurano i lenzuoli.
In mille altri aspetti si può individuare l’atteggiamento massmediatico:
l’aggiunta della Colonna infame
i disegni
le incisioni,
la stampa,
i costi,
le modalità di vendita
in tutto ciò si rivela Manzoni precursore della produzione libraria come industria e come mezzo di comunicazione di massa
Tag: epistolari, Manzoni, massmedia e romanzo
Agosto 7, 2008 alle 10:52 am |
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